Perché celebrare la Pasqua?

tempo forte

13 aprile 2017 | 0 commenti




Perché celebrare la Pasqua?

La domanda è pertinente, in un periodo in cui il tempo per riflettere è sempre più risicato da "altre cose da fare". Perché?

Per provare a rispondere, occorre andare parecchio in profondità nella fede di un cristiano. È necessario "scavare" così tanto, da arrivare a un punto decisivo. Un po' come quando, un tempo, gli uomini volevano scavare un pozzo: l'acqua si trovava oppure no. Non trovavano una "mezza acqua", una "acquetta", un po' di fango... no no: l'acqua c'era o non c'era.

Scavando nella fede di ogni cristiano, prima o poi arrivi al punto decisivo: credi che Gesù sia risorto oppure no? La risposta a questa domanda collima anche con la risposta alla domanda del titolo: se credi che Cristo sia risorto dai morti (non proprio una cosa usuale!), allora scopri anche il perché della Pasqua.

Ragioniamo all'inverso. Ragioniamo "per assurdo".

Se Gesù non fosse risorto dai morti, vorrebbe dire che qualcuno - a suo tempo - trafugò il suo corpo. Ma soprattutto vuol dire anche che Gesù è stato un ottimo maestro di vita, con insegnamenti tutt'ora rivoluzionari (figuriamoci 2.000 anni fa!), compiendo segni eccezionali, eccetera. Però sarebbe anche stato un grandissimo ipocrita, un falso senza eguali. Come può una persona predicare "la vita" sapendo di non poter vivere per sempre? Come potrebbe predicare il bene, sapendo che su di lui prima o dopo si sarebbe abbattuto il male della morte? Come potrebbe avere la presunzione di predicare la speranza, sapendo che sarebbe stato impotente davanti all'ingiustizia degli uomini?

Eppure basta leggere i Vangeli per capire che Gesù non poteva non risorgere.

Il fatto che Gesù abbia "sconfitto la morte" vuol dire che Egli stesso aveva (ha) la capacità di sottomettere a sé ogni possibile male: discriminazioni, malattie, vizi, persino la morte. Non c'è male peggiore della morte: se sconfiggi quel male, allora puoi sconfiggere tutti gli altri mali del mondo. Come? Con l'arma opposta: il bene. Chiamalo amore, se vuoi.

Lo stesso amore che ci fa indignare per una ingiustizia. Lo stesso amore che ci fa fare un gesto concreto di carità verso i poveri della nostra zona. Lo stesso amore che ci porta a dire una preghiera sulla tomba di un defunto (anche qui l'amore supera la morte). Ci viene chieso di imitarlo, compiendo questo passaggio. Non a caso, "Pasqua" significa proprio "passaggio".

Dio è amore, Gesù è amore. E l'amore non si può certo rinchiudere in una tomba. È l'amore che alimenta (diciamo meglio: dovrebbe alimentare) le mie, tue, nostre azioni, proprio come l'acqua del pozzo alimenta le nostre tavole.

Ecco perché Gesù non poteva non risorgere. Ecco perché ha senso - eccome se ha senso - celebrare ogni anno la Pasqua. Questo però è il nocciolo della questione: hai trovato l'acqua nel pozzo o non l'hai trovata? O meglio: l'acqua c'era o non c'era? Forse, se non l'hai trovata, non significa che non ci sia. Continuiamo a scavare, insieme.

Buona Pasqua!







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[...] Era ancora lontano dalla casa paterna quando il padre lo vide e, commosso, gli corse incontro. Lo abbracciò e lo baciò. Ma il figlio gli disse: "Padre, ho peccato contro il cielo e contro di te, non son più degno di essere considerato tuo figlio" Ma il padre ordinò ai servi: "[...] dobbiamo festeggiare perchè questo mio figlio era perduto e l'ho ritrovato".

Lc 15, 20-22.24



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