Animazione e incarnazione: una riflessione in oratorio, in Avvento

oratorio | tempo forte

12 dicembre 2016 | 0 commenti




Animazione e incarnazione: una riflessione in oratorio, in Avvento

Alle volte, parlando comunemente tra giovani animatori, si dice di "andare a fare oratorio". Più corretto sarebbe dire "andare a fare animazione" in oratorio. Quell'"in" significa "entrare", cambiare luogo, ambiente. Entrare, scusa, a fare cosa? Ah si, ad animare... animazione! Animazione, termine che indica il linguaggio dell'oratorio, termine che fa rima con un parolone di "ecclesialese livello avanzato": incarnazione. Anche "incarnazione" ha a che fare con un "in". Il protagonista dell'incarnazione, Gesù, a sua volta è "entrato" nel mondo, ha cambiato luogo, ambiente.

Ma cosa c'entrano tra loro "animazione" e "incarnazione"?

Possiamo definire la risposta a questa domanda come il segreto del vero animatore. O del vero educatore. O anche del vero genitore. Anche qui tutto fa rima, perché tutto è collegato.

Nello sguardo di ogni bambino, ogni ragazzo, ogni giovane, è possibile scorgere gli occhi di Gesù. Questa è l'incarnazione. Cristo stesso ce lo ha svelato, da Dio incarnato a sua volta, quando ci ha suggerito che in ogni "piccolo", "ultimo", "minore" si cela Lui stesso (cfr. Mt 25). Così, «quando farete qualcosa al più piccolo di questi miei fratelli, l'avrete fatto a me». A me, cioè a Lui, Gesù. Si, Dio.

In oratorio, quando stiamo accanto a quel bambino un po' agitato, quando ascoltiamo la ragazzina un po' triste, quando accogliamo il bambino senza papà, quando incitiamo il giovanotto un po' smorto, quando correggiamo un comportamento sbagliato... stiamo facendo questo a Gesù. Non per Lui, ma direttamente a Lui. Pur da giovanotti di 15-16 anni.

Si, animazione si abbina assai bene con incarnazione. Se riuscissimo a vedere Cristo in ogni persona, vivremmo con più consapevolezza la nostra fede. E soprattutto, sapremmo dare genuinamente quella cosa chiamata amore. Vedere Cristo "in" qualcuno equivale ad entrare in quella persona, nel suo vissuto, nella sua storia. Non per farci i fatti suoi, ma per accoglierla e amarla più profondamente. Forse un bambino non merita di essere amato?

Un animatore vede oggi un bambino in oratorio, vedrà domani un compagno di università o di lavoro, il marito o la moglie, un anziano parente, un povero mendicante. Se vede Gesù in quel bambino, non avrà difficoltà a vedere Gesù in quel collega, in quel malato, in quella persona. Entrando ("in") in sintonia, in empatia, in relazione. Per amore, per amare.

Avvento è anche questo: scoprire in che modo Dio non solo è venuto al mondo due millenni fa, ma come viene al mondo ogni giorno. L'oratorio è una scuola di vita, in questo senso: non smettiamo mai di sostenere e incitare questi giovani animatori!







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