Cosa significa "educazione"?




Bella domanda! Innanzitutto diciamo cosa non è educazione: non è infatti un sinonimo di istruzione. Sono due cose diverse in tutto e per tutto.

Mettiamoci gli occhialini da professori e notiamo che la parola educare deriva dal latino educere, ossia condurre: c'è quindi un qualcuno che conduce qualcun altro da qualche parte. Chi? Dove?

Per quanto riguarda il "chi", in questi anni si parla di agenzie educative, intendendo con esse la famiglia (prima e fondamentale), la scuola, la parrocchia e in generale tutte quelle realtà che hanno a che fare con i ragazzi e che, potenzialmente, possono trasmettere dei "messaggi di vita".

Cercando invece risposta al "dove" sono condotti i ragazzi, notiamo che non esiste - purtroppo - una idea condivisa dello stesso concetto di educazione: c'è chi lo intende come crescita, chi come indipendenza, chi come agonismo sfrenato. Ma allora, che cos'è questa benedetta educazione?

La proposta cristiana di educazione consiste nella preoccupazione che siano formate in ciascun ragazzo l'intelligenza, la volontà e la capacità di amare, al fine di essere capaci di scelte definitive (che in "cristianese" significa scoprire la propria vocazione). Solo persone capaci di scelte definitive su cui fondare con coerenza la propria vita sono persone di cui ci si può fidare fino in fondo, persone pienamente realizzate. E, guarda caso, il disegno parla proprio di amore, quella cosa che tutti vogliono ma pochi sanno dare fino in fondo.

Questa è la proposta cristiana, evidentemente basata su quanto detto e vissuto da Gesù Cristo. Proposta ambiziosa, non c'è che dire: ma possiamo forse fare una proposta meno importante di una proposta d'amore e di stabilità? That's educazione. Rimbocchiamoci le maniche.

Un grande maestro: don (San) Giovanni Bosco

San Giovanni Bosco

Di grandi maestri di educazione ce ne sono stati molti. Pensiamo ad esempio a Baden Powell, fondatore dello scoutismo. Qui però ne vogliamo ricordare un altro, particolarmente importante nelle realtà di oratorio: San Giovanni Bosco.

Sacerdote originario di Asti, provincia in cui nacque nel 1815, presto don Bosco si trasferì a Torino. Venuto a contatto con il disagio dei giovani della grande città (i quali spesso erano sfruttati, abbandonati dai genitori, maltrattati dalla polizia), decise di adoperarsi per il miglioramento delle loro condizioni. Fu così che aprì il primo oratorio "moderno", ossia un luogo di ritrovo e crescita (ops, volevo dire "educazione") dei ragazzi.

Principî del metodo di don Bosco

L'essenza della pedagogia di don Bosco è capire i giovani, prenderli per il loro verso e guidarli con la bontà (cioč con amore disinteressato) a diventare "buoni cristiani ed onesti cittadini". Tale pedagogia non si basa sullo studio e applicazione di regole precise quanto su una mentalità, una disposizione d'animo e una dedizione in grado di coinvolgere l'intera vita.

Qui il Cristianesimo è visto nella sua vera essenza, cioè come un dinamismo vitale, concreto, come dovrebbe essere vissuto da ogni persona che si professa cristiana.

Tre erano i cardini del metodo educativo di don Bosco: ragione, religione, amorevolezza. Questi assieme alla sua costante attenzione al peccato dei ragazzi, vera piaga in grado di minarne la crescita.

Don Bosco in pillole

Concretamente: come si fa? Ecco alcune "dritte" firmate da don Bosco. Nota che si tratta di cose adatte non solo in oratorio, ma anche - e soprattutto - nella tua famiglia!

  • Ragione. Porre la ragione al centro dell'educazione umana significa, essenzialmente, credere nell'uomo, nella sua capacità di apprendere, di decidere liberamente. È un atto di fiducia e ottimismo nella persona. Contrapposta alla ragione è l'istintività, anche emotiva: bella, certo, ma può giocarti dei brutti scherzi.
  • Religione. Un elemento molto importante, in quanto orienta l'uomo a Dio e lo rende capace di amare. Eppure anche davanti alla religione, la ragione ha la precedenza. Diceva infatti don Bosco: "mai obbligare i giovani alla frequenza dei Sacramenti, ma incoraggiarli e facilitarli nell'approccio a Gesù, facendo notare la bellezza e la santità di quella religione che propone mezzi così semplici per costruire una società civile".
  • Amorevolezza. È la base di ogni azione educativa, ma "non è sufficiente amare i giovani, occorre soprattutto che i giovani stessi si sentano amati". E ancora, viceversa, "ognuno si faccia amare per educare i giovani". Educare " quindi un donarsi in modo gioioso, trasmettendo gioia e serenità proprio con il dono di sé. Questo amore si manifesta in una accoglienza del giovane così come egli è, con i suoi difetti e i suoi pregi, nella sua unicità.
  • Il bene dell'uomo consiste nel suo perfezionamento: tutto ciò che non costruisce e non perfeziona è deviante dalla vera finalità della vita dell'uomo.
  • "Renditi umile, forte e robusto".
  • "Non con le percosse, ma con la mansuetudine e l'amore".
  • "Amare, comprendere, compatire, perdonare".
  • "Se uno non accetta sé stesso, anche con i propri limiti, non può essere disponibile per gli altri: rimane inceppato nelle sue difficoltà.". Questo però non significa "non tentare di migliorarsi"...
  • "Volete fare una cosa buona? Educate la gioventù. Volete fare una cosa santa? Educate la gioventù. Volete fare una cosa santissima? Educate la gioventù. Volete fare una cosa divina? Educate la gioventù. Anzi questa, tra le cose divine, è divinissima".

Il metodo preventivo

Grande intuizione di don Bosco è il suo metodo educativo preventivo, che vede nel peccato del giovane il vero nemico da combattere. Siccome è difficile da spiegare a parole, riportiamo uno stralcio di uno degli scritti principali di don Bosco (l'italiano è quello di 130 anni fa, ma è comprensibile).

[...] Due sono i sistemi in ogni tempo usati nella educazione della gioventù: Preventivo e Repressivo. Il sistema Repressivo consiste nel far conoscere la legge ai sudditi, poscia sorvegliare per conoscerne i trasgressori ed infliggere, ove sia d'uopo, il meritato castigo. Su questo sistema le parole e l'aspetto del Superiore debbono sempre essere severe, e piuttosto minaccevoli, ed egli stesso deve evitare ogni famigliarità coi dipendenti.
Il Direttore per accrescere valore alla sua autorità dovrà trovarsi di rado tra i suoi soggetti e per lo più solo quando si tratta di punire o di minacciare. Questo sistema è facile, meno faticoso e giova specialmente nella milizia e in generale tra le persone adulte ed assennate, che devono da se stesse essere in grado di sapere e ricordare ciò che č conforme alle leggi e alle altre prescrizioni.

Diverso, e direi, opposto è il sistema Preventivo. Esso consiste nel far conoscere le prescrizioni e i regolamenti di un Istituto e poi sorvegliare in guisa, che gli allievi abbiano sempre sopra di loro l'occhio vigile del Direttore o degli assistenti, che come padri amorosi parlino, servano di guida ad ogni evento, diano consigli ed amorevolmente correggano, che è quanto dire: mettere gli allievi nella impossibilità di commettere mancanze.
Questo sistema si appoggia tutto sopra la ragione, la religione, e sopra l'amorevolezza; perciò esclude ogni castigo violento e cerca di tenere lontano gli stessi leggeri castighi. [...]


Tratto da: "Il Sistema Preventivo nella educazione della Gioventù", capitolo 1. Torino 1877.

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Se voi perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è in cielo perdonerà anche a voi. Ma se non perdonerete agli altri il male che hanno fatto, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.

Mt 6, 14-15



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